Nuove membrane per ottenere fuel cells economiche allo studio del Dipartimento dell’Energia degli USA

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photo credit: DVS1mn via photopin cc
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Con una sovvenzione pari a 3 milioni di dollari il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America ha incaricato 3M, multinazionale attiva in una varietà estrema di applicazioni commerciali, tra le quali quelle ecosostenibili, dello sviluppo di una membrana elettrolitica polimerica per fuel cells che soddisfi i requisiti cercati dal DOE.

3M, azienda apparentemente esperta in qualsiasi cosa, ha ricevuto questa sovvenzione assieme alla Colorado School Of Mines, incaricata a sua volta di realizzare una membrana ad alte prestazioni usufruendo di 1.5 milioni di dollari.

L’oggetto della ricerca sono le membrane chiamate anche “a scambio di protoni” che costituiscono uno dei principali problemi nelle fuel cells stesse per motivi che concernono la loro temperatura d’esercizio: essendo questa tra i 60 e gli 80 gradi centigradi non rendono possibile né l’impiego di piccoli scambiatori di calore a temperature più elevate né un’ottimale tolleranza di impurità quali il monossido di carbonio, cosa che le fuel cells che lavorano a temperature più elevate riescono ad avere.

Così il DOE ha incaricato 3M, membro dell’High Temperature Membrane Working Group dello stesso dipartimento energetico nazionale, di progettare un materiale più affidabile che lavori ad una temperatura di 120 gradi (nelle fuel cells per veicoli elettrici) e dai costi ridotti.

3M è una società con sedi in diversi Paesi che è già stata scelta per finanziamenti e borse di ricerca da parte dell’Amministrazione Obama in merito diversi progetti scientifici nel campo delle energie solari e della prevenzione anti inquinamento. Attiva in settori disparati, da quello medicale ai trasporti, dalle comunicazioni alla gestione energetica, è specializzata anche nella produzione di membrane, film e nastri adesivi ad alte prestazioni.

Vanta, poi, una notevole esperienza come produttrice di componenti per fuel cells, tra i quali proprio le membrane oggetto della ricerca, e per batterie agli ioni di litio. Ma la vastità degli argomenti di cui si occupa è difficilmente riassumibile: il loro stesso sito richiede una paziente esplorazione per poterne sondare le infinite attività.

Certo è che se gli investimenti del Dipartimento dell’Energia statunitense dovessero portare a qualcosa, le fuel cells potrebbero accedere a quella fascia di competitività che fin’ora faticano a raggiungere.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: CleanTechnica, 3M

 

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