Gran Bretagna, e-bike sharing sotto test nel 2016

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Si va dalle e-bike per l’ultimo miglio urbano a quelle destinate a rendere più agevoli gli spostamenti lungo le colline più ripide, passando dai percorsi turistici e senza dimenticare chi ha problemi di mobilità.

In questo ventaglio di proposte il governo inglese ha premiato quei progetti che declinavano l’e-bike sharing – quindi costituito da sole bici a pedalata assistita – al servizio delle comunità in modo tale da meritare parte dei fondi (700.000 pounds, circa 900mila euro) stanziati nel corso del 2015 per incoraggiare la diffusione di questa tipologia di trasporto condivisa.

A partire dalla primavera scorsa i primi e-bike sharing sono partiti, sotto l’occhio vigile di Bikeplus, costola di Carplus, società che nel Regno Unito si è distinta pionieristicamente nel campo dei trasporti sostenibili e condivisi.

Proprio Carplus ha infatti gestito il processo di assegnazione dei bandi, spiegando l’etica dell’operazione sul proprio sito con le parole: “Supportando progetti in un’ampia gamma di declinazioni, il programma evidenzierà quali utenze, luoghi e tipi di spostamenti sono meglio serviti dagli e-bike sharing”.

Gli stessi piani attivati fanno ora parte di Bikeplus, costituita proprio per rappresentare una sorta di network nazionale dei bike sharing, elettrici o meno che siano; l’esperienza delle sedici città nelle quali essi sono già presenti e delle nuove candidate porteranno a Bikeplus la massa critica di dati necessaria a capire come affinare lo strumento della condivisione delle biciclette per renderlo dunque più efficace.

Interessante è la varietà di impieghi che vede coinvolte le e-bike, non relegate necessariamente al ruolo di versione “meno faticosa” della classica bici presa a noleggio.

Hebden Bridge, per esempio, vede operare un’e-bike sharing in virtù dei forti dislivelli che ne caratterizzano le strade, alcuni dei quali sono tra i più ripidi dello UK.

Bristol invece ospita un servizio pensato prevalentemente per residenti ed impiegati nelle aziende locali, con diverse possibilità di utilizzo nei week end, in fascia serale o negli orari di lavoro; in modo simile, Oxford ha dislocato le e-bike presso università, ospedali e piste ciclabili.

Particolare l’opzione offerta in varie città del sud-est britannico, dove una catena di e-bike sharing offre a quanti siano assegnatari di alloggi agevolati la possibilità di usufruire delle bici elettriche senza pagare per periodi che vanno dalle 12 alle 72 ore; un’iniziativa che si distingue senza ombra di dubbio.

Cambridge e Norwich assistono invece a versioni “commerciali” del noleggio, con la disponibilità di cargo e-bike per negozianti e non solo: tra i clienti abituali vi sono anche colossi delle consegne come TNT e Royal Mail.

Puntano sui periodi di vacanza, con noleggi da 6 settimane e 3 mesi, a Rotherham, mentre Exeter sperimenta l’e-bike sharing senza registrazione o abbonamento: si preleva la bici e si paga “a consumo” con carta di credito.

È a New Forest, località turistica del sud-est, che le e-bike sono state adattate all’utilizzo per chi ha problemi motori, in modo da potergli consentire di godere comunque dei chilometri di passeggiate libere da traffico che l’omonimo parco naturale offre.

Mentre anche Plymouth e l’Isola di Wight pensano all’e-bike sharing in termini prevalentemente turistici, a Brighton le iniziative pro-bici elettrica condivisa partono dall’università.

Sono infatti indirizzati a studenti e staff dei campus i pacchetti di noleggio delle e-bike, con lo scopo di compiere, parallelamente al servizio urbano, una ricerca sull’utilizzo di queste forme di mobilità.

Smart e-Bikes”, questo il nome dello studio, vuole infatti scoprire in quanti modi è possibile utilizzare le bici elettriche per migliorare la vita di una comunità, partendo dal dato che vede il 43% del personale ed il 21% degli studenti dell’ateneo muoversi ogni giorno come singoli occupanti di una vettura.

I primi risultati dimostrerebbero che il 70% dei partecipanti userebbe di più le bici se avesse facile accesso a delle e-bike, che il chilometraggio percorso in auto scenderebbe del 20% tra i fruitori dell’e-bike sharing, che il 59% farebbe più attività fisica che in passato e che le e-bike diverrebbero molto popolari tra gruppi di persone tutt’altro che inclini al ciclismo “classico”.

Dato che non sorprende, infine, è la barriera esercitata dal prezzo: la maggioranza dei partecipanti userebbe una e-bike se costasse meno.

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