Unione Europea, rimossi i target per infrastrutture di ricarica, distributori di CNG e LNG

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Unione Europea - photo credit: TPCOM via photopin cc
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Unione Europea – photo credit: TPCOM via photopin cc

Niente numero minimo di stazioni di ricarica per auto elettriche e lo stesso dicasi per i distributori di altri carburanti alternativi come gas naturale compresso (CNG) e liquefatto (LNG): i target precedentemente approvati dalla Commissione Europea sono stati ora rimossi.

La decisione arriva per volontà degli Stati membri dell’Unione, che hanno sopravanzato la resistenza della Commissione e del Parlamento europeo, sino all’ultimo contrari.

Il piano presentato a Gennaio 2013 dalla UE prevedeva che entro il 2020 le reti di rifornimento per i veicoli alimentati ad energie alternative conseguissero un livello minimo obbligatorio di sviluppo in tutti i Paesi membri: questo provvedimento riguardava non soltanto le auto elettriche, per le cui colonnine era destinato un quantitativo proporzionato ad ogni nazione, ma anche quelle alimentate a gas naturale.

Gli impianti a CNG avrebbero dovuto essere reperibili non oltre un raggio di 150 km in tutta l’Unione, mentre quelli dedicati al gas naturale liquido ogni 400 km lungo la rete viaria principale che collega i Paesi del Vecchio Continente.

Per le colonnine di ricarica delle auto elettriche i quantitativi erano scalati in base all’estensione degli Stati, con l’Italia a dover installare almeno 125,000 stazioni pubbliche.

Adesso invece i Paesi saranno tenuti semplicemente ad elaborare dei programmi nazionali di sviluppo dei trasporti alternativi a quelli basati sulla combustione dei carburanti fossili ma senza l’obbligo di attenersi ad un requisito minimo: l’unico criterio rimasto in piedi è quello della “ragionevolezza”.

Di per sé non si tratta della miglior notizia che ci si potesse aspettare per le sorti dei veicoli ecologici, come sottolinenano le reazioni delle associazioni ambientaliste e pro trasporti sostenibili.

Parlando dell’elettrico, l’impressione è che proprio nel momento in cui l’industria automobilistica inizia a proporre modelli a zero emissioni, attirando l’attenzione di masse sin’ora ignare di questa alternativa, i governi nazionali cerchino di gambizzare il settore rimandando ancora una volta la costruzione delle vitali infrastrutture di rifornimento.

Proprio la loro assenza frena infatti le persone dallo scegliere un veicolo non a benzina o diesel, rendendone molto limitato l’utilizzo.

Particolarmente criticata dalle associazioni pro trasporti sostenibili è stata la Germania: la sua opposizione ai target sulle reti di ricarica è infatti in netta antitesi con la politica promossa sino al Febbraio scorso, quando nell’approvazione dei nuovi limiti in vigore dal 2020 per le emissioni di CO2 dei veicoli fece inserire un piano di super crediti pro auto elettriche.

Rileggendo gli eventi, il baratto fra produzione di EV e proroga dei tempi entro cui adeguarsi per le case automobilistiche teutoniche appare come ascrivibile ad una strategia pre elettorale: cose che accadono dovunque, è naturale, peccato che a farne le spese siano tutti quegli europei che nei prossimi 7 anni avrebbero potuto concretamente decidere di abbandonare la benzina, i suoi costi e l’inquinamento che ne deriva.

In ogni caso, gli Stati membri si sono trovati complessivamente di comune accordo nel decretare che tutte quelle infrastrutture per i trasporti ecologici rappresentassero una spesa insostenibile da qui al 2020.

Come ha sottolineato Cecile Toubeau del gruppo pro trasporti sostenibili T&E, “gli Stati si sono dimostrati poco lungimiranti. Per tagliare significativamente l’inquinamento c’è bisogno di un’ampio spettro di interventi e l’elettrificazione dei trasporti è fra questi. Da una parte i singoli governi nazionali promuovono incentivi per le auto elettriche ma, in sostanza, ne frenano la diffusione non supportando la crescita delle reti di rifornimento“.

Prossimo capitolo da scriversi, nel 2017: allora è prevista una revisione delle strategie sui trasporti sostenibili e, vista l’abituale rapidità con cui la Commissione Europea cambia idea, non è da escludersi che i target vengano reintrodotti.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: European Voice

 

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