2012, UN ANNO DI TRAGUARDI. 2013, UN ANNO DI PROSPETTIVE – Parte Seconda

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photo credit: Bolshakov via photopin cc

 

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A seguire dalla prima parte (http://www.veicolielettricinews.it/2012-un-anno-di-traguardi-2013-un-anno-di-prospettive-parte-prima/):

 

Non solo Leaf & Prius

A seguire, nei numeri di vendite si trovano Nissan e Toyota: la prima con la Leaf, pronta per una nuova generazione, la seconda con la Prius hanno dominato sulle concorrenti rimaste; va però detto che negli ultimi mesi negli U.S.A. è avvenuto uno storico, se vogliamo, sorpasso nelle vendite di vetture ibride: Ford con le C-Max Hybrid ed Energi Plug-in, la Fusion Hybrid e la Focus Hybrid si è posizionata davanti alla flotta Toyota con le sue Prius e Camry. Ed è una nota positiva, non tanto per le sorti dei singoli produttori, quanto per le nostre di utenti in quanto sempre più marchi automobilistici si stanno gettando nell’agone dell’energia pulita.

A tal proposito, Nissan, sebbene la Leaf non abbia ancora “sfondato” in termini di vendite, pare credere nell’elettrico, altrimenti non avrebbe potenziato i suoi impianti di produzione di batterie con un nuovo stabilimento nel Tennessee, a Smyrna (vedi http://www.veicolielettricinews.it/nissan-nuovi-impianti-di-produzione-e-15-nuovi-modelli-ibridi-entro-il-2016/).

Come non ricordare poi l’auto che ha avuto la nominée come Auto dell’Anno: la Tesla S.

Certo, rappresenta un’eccellenza nel lusso ma è la dimostrazione di quanto siano inconsistenti certe critiche “da bar” alle prestazioni degli EV: vogliamo parlarne dopo aver fatto un giro su un’auto come questa?

Negli ultimi mesi sono state da più fonti riportate le esperienze di alcuni fortunati possessori di Tesla S, incentrate in particolare sull’autonomia: un cliente americano ha fatto registrare nel Guinness dei Primati il suo superamento delle 400 miglia (643.600 km) percorse con una sola carica. Non male, no?

 

Viene dunque il capitolo tecnologia: batterie e sistemi di ricarica.

Prima di tutto, la ricerca si sta muovendo e dall’esperienza già acquisita e messa in pratica nel campo degli autobus, documentata con diversi articoli sul nostro blog, e dalle nuove combinazioni al vaglio dei laboratori delle case produttrici e non solo si stanno delineando prospettive sempre più realistiche: il costo dei pacchi batterie sta diminuendo (è decresciuto in media del 14% nell’ultimo anno) mentre l’autonomia e la velocità di ricarica stanno aumentando. Un EV che copra le stesse distanze di un’odierna vettura a combustione non è più un miraggio così lontano; fare il pieno nel tempo di un caffè rimane più distante ma nel 2012 molte case automobilistiche hanno messo a punto ricariche rapide per l’80% dell’autonomia in 20 minuti circa.

Quello che non ha ancora ricevuto un imprimatur definitivo a livello europeo è lo standard di connessione: negli States ci stanno lavorando e lo standard brevettato con la SAE Combo appare come il connettore più vantaggioso (http://www.veicolielettricinews.it/omologazioni-un-pieno-di-energia-in-20-minuti/).

Ancora dall’articolo di Shahan apprendiamo che le città di Raleigh e Sacramento saranno le prime a sperimentare l’Apollo Program, un progetto che prevede l’installazione di un servizio di ricarica wireless urbano. Allo stesso modo la Utah State University ha sviluppato un bus elettrico wireless e in Inghilterra la città di Milton Keynes si sta convertendo all’elettrico senza fili.

Inoltre, diversi produttori offrono già sistemi di ricarica di questo tipo per privati, mentre alcuni lo offrono di serie su modelli al top di gamma, vedi Infiniti (http://www.veicolielettricinews.it/il-futuro-dellibrido-tende-allinfiniti/).

E pensare che in Italia, in alcune città, degli autobus elettrici con ricarica ad induzione presso le fermate li abbiamo già da anni… ma qualcuno ne ha mai sentito parlare?

 

Chiudiamo con un’ultima considerazione riguardo ai vantaggi del possedere un veicolo elettrico: il 2012 ha offerto spunti di riflessione in merito?

Ormai lo si è capito: gli EV costano cari ma più il mercato si amplia, più i prezzi si ridimensionano. E nel 2012, per quanto riguarda le citycar o i mezzi di piccolo cabotaggio, alcune offerte più che abbordabili si sono viste: pensiamo alla iCar.0 progettata in Italia che si prepone di rimanere entro i 10.000 euro (http://www.veicolielettricinews.it/i-car0-la-citycar-elettrica-per-chi-non-ha-paura-di-osare/).

Ma ciò che ribalta le considerazioni sull’esborso iniziale è il rapporto tra i costi di manutenzione di un veicolo tradizionale e quelli di un elettrico: un anno in più sulle spalle della mobilità elettrica ha fornito ulteriori dati per valutarne l’ammortamento.

Il risparmio per l’assenza di certe voci di spesa e per la manutenzione di un EV è stato stimato da diverse ricerche intorno al 35%. Il che vuol dire che, tra minor consumi e meno visite al meccanico, in 1-2 anni in media si rientra dell’investimento fatto.

Consideriamo poi un’evenienza tutt’altro che remota: in casi di emergenza naturale, come nel passaggio dell’uragano Sandy, le auto elettriche si sono trasformate in generatori di emergenza. In fondo, hanno o no delle grosse “pile”?

Proprio per questo aziende come ABB, General Motors, Honda, stanno mettendo a punto sistemi di connessione tra i veicoli elettrici, le loro batterie (dismesse e non) e le reti di fornitura dell’elettricità (http://www.veicolielettricinews.it/possono-le-batterie-usate-essere-riciclate-a-fini-domestici/).

La grande prospettiva di impiego che grandi marchi – Honda ad esempio – hanno lasciato intendere di stare sviluppando per i veicoli elettrici è quella di un’integrazione totale fra mezzi di trasporto, reti di approvvigionamento elettrico urbane, abitazioni e domotica. Il tutto da controllarsi tramite un’interfaccia unica e strettamente personale, quasi un avatar dell’utente, come un tablet. Il Micro Commuter, prototipo Honda, rappresenta questo tipo di concezione e si pilota proprio grazie al tablet del proprietario (http://www.veicolielettricinews.it/grandi-idee-per-la-piccola-mobilita-honda-micro-commuter-prototype/).

Come a dire che prima di acquistare un veicolo elettrico bisogna pensarci su molto bene. Specialmente per considerare e valutarne pienamente le potenzialità.

 

Insomma, il 2012 non è stato l’anno dell’affermazione con la “A” maiuscola e, d’altronde, non lo si poteva pretendere ma ha segnato un primo spartiacque tra il mondo delle ipotesi e quello delle certezze. Se il trend, che ha pur registrato una flessione rispetto alle attese verso la fine dell’anno, continuerà ad essere comunque positivo allora presto si conteranno numeri di utenti “elettrici” più determinanti in termini di mercato.

E questo porterà pian piano a consolidarsi la loro esigenza di infrastrutture adeguate, attirando l’attenzione e gli investimenti delle grandi aziende che in tutto ciò avranno prospettiva di guadagno, si pensi all’apertura in tal proposito del gigante cinese.

Per quanto riguarda l’Italia, speriamo che si smetta definitivamente di considerare la mobilità elettrica come un “cassetto dei buoni propositi” dentro al quale nascondere una coscienza ambientale sporca: speriamo che sempre più italiani si rendano conto che le auto elettriche esistono e possono essere convenienti. E speriamo che magari, per una volta, ci si accorga che l’industria ambientale, con tutto quel che concerne, può essere un campo fertile per investimenti e posti di lavoro. Una volta tanto, potremmo essere noi a copiare i cinesi.

 

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