Auto a idrogeno, Ghosn scettico: chi costruirà l’infrastruttura?

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Carlos Ghosn
Carlos Ghosn - photo credit: Adam Tinworth via photopin cc
Carlos Ghosn
Carlos Ghosn – photo credit: Adam Tinworth via photopin cc

Le auto a idrogeno iniziano a fare capolino negli autosaloni internazionali e questo eccita una parte del mondo dell’automobilismo: un’altra parte, però, pone l’accento sui problemi ancora irrisolti di questa tecnologia.

Sia al Tokyo Motor Show che al Los Angeles Auto Show sarà presente un modello di auto a idrogeno per la famiglia, teoricamente pronto per la commercializzazione: in un caso si tratta della Toyota FCV-R e nell’altro della Honda FCV Concept.

Alle parole entusiaste del senior engineer per la mobilità pulita dell’americana Union of Concerned Scientists, David Reichmuth, che ha definito i veicoli elettrici a fuel cellsuna parte vitale della strada per ridurre l’inquinamento e l’utilizzo del petrolio nei trasporti. Questi mezzi erano una promessa, adesso è eccitante vederli comparire negli showroom”, ha però fatto da gelido contraltare uno dei boss dell’industria automobilistica mondiale, il comandante dell’Alliance Nissan-Renault Carlos Ghosn.

Sono proprio curioso di vedere in azione coloro che promettono di vendere globalmente la prima auto a idrogeno nel 2015. Dove sono le infrastrutture? Chi starebbe per costruirle?

Lo scetticismo di Ghosn è presto confermato dai fatti: le stazioni di rifornimento di idrogeno sono poche, i programmi per sviluppare reti di distribuzione latitano o sono floridi sono in zone ben confinate (vedi Giappone) e neanche tutte le normative riguardanti il trasporto e lo stoccaggio dell’idrogeno sono coerenti fra Paese e Paese.

Ghosn, sull’auto a idrogeno, sembra pensarla come un altro forte sponsor dell’auto elettrica a batteria, Elon Musk (CEO di Tesla Motors), recentemente lasciatosi andare all’affermazione “fuel cells are so bulls**t”, equivalente colorito del nostro “sono tutte cavolate”.

Le celle a combustibile a idrogeno, sulle quali tutti i maggiori Gruppi dell’automobile hanno ricercato e investito in questi anni, sono effettivamente una prospettiva allettante per il futuro, in quanto consentono di usare motori elettrici non inquinanti alimentandoli con un combustibile che produce a sua volta solo vapore acqueo come scarto. Tuttavia il loro sviluppo ha richiesto un notevole sforzo per aggirare la pericolosità dell’idrogeno stesso e sia i costi di questi dispositivi che degli impianti di rifornimento sono assai onerosi in questa fase.

I pro si concentrano soprattutto nell’elevata disponibilità dell’idrogeno, nei tempi di rifornimento rapidi come quelli della benzina e nell’estensione dell’autonomia delle auto elettriche sui livelli di quelle tradizionali. I contro stanno nel fatto che l’idrogeno è in gran parte derivato da gas naturale, il che lo rende meno pulito di quel che appaia (alcuni metodi di estrazione sono poi disastrosi per l’ambiente, come il fracking), e nei loro costi difficilmente riducibili: per Musk non c’è modo perché sia un’alternativa utilizzabile a breve.

Toyota ed Honda non la pensano però così e si dicono entrambe pronte ad aprire un mercato per questa tecnologia, presentando le loro prime auto a idrogeno già adesso: Toyota ha sviluppato la FCV-R assieme a BMW, mentre Honda ha condotto i suoi studi in partnership con General Motors.

Un’accordo simile esiste anche fra Nissan-Renault, Ford e Daimler (Mercedes): questi marchi sono però proiettati più sull’elettrico puro al momento, mentre Toyota è da sempre propensa agli ibridi.

Nel frattempo, Ghosn deve rifare i conti sul target che Nissan e Renault si erano prefisse sui veicoli elettrici: con oltre 120,000 esemplari venduti, serviranno almeno altri due o tre anni per raggiungere quella quota 1 milione e mezzo originariamente prevista per il 2016.

Il 2016 era ottimistico? Certo, ovvio, ormai siamo nel 2014 e sappiamo bene quali sono i volumi (del mercato, ndr). Ma continuiamo a credere che le auto elettriche diventeranno la maggior componente nell’industria automobilistica”.

 

 

Andrea Lombardo

Fonti: AutoblogGreen, Bloomberg

 

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