Car sharing, un’occasione per far diventare l’auto elettrica mainstream

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Autolib' - photo credit: R. d. D. r. via photopin
Autolib' - photo credit: R. d. D. r. via photopin
Autolib’ – photo credit: R. d. D. r. via photopin

Ieri l’auto elettrica sembrava ai più una barzelletta, oggi un lusso per pochi: in entrambe i casi il problema rimane invariato. Come far percepire gli EV uno strumento quotidiano di facile accesso? C’è chi pensa che una soluzione sia a portata di mano e che potrebbe, nel giro di pochi anni, far sedere milioni di persone al volante di un’auto plug-in.

Si tratta del car sharing, in Italia ancora in fase di penetrazione nella mentalità delle persone ma in alcune realtà estere decisamente attecchito.

Come a Parigi, ad esempio, dove l’imprenditore Vincent Bolloré ha ormai fondato un nuovo impero sul marchio Autolib’, di tale successo in Francia da consentirgli di progettare l’invasione pacifica e silenziosa di Inghilterra e Statti Uniti.

Il car sharing ovvia infatti per sua natura a quei problemi che costituiscono i più naturali freni della mobilità elettrica, ossia i costi d’acquisto, offrendo al contempo un’agile occasione per provare una vettura a zero emissioni.

L’esperienza pare funzionare, perché i numeri del car sharing parigino sono eloquenti: Autolib’, resosi sostenibile economicamente dopo appena un anno e mezzo dal suo lancio, nel 2011, oggi conta 140,000 iscritti ed è stato replicato in altre due città transalpine, Bordeaux e Lione.

Le BlueCar elettriche, dal design italiano, impiegate nel servizio sono arrivate addirittura a guadagnarsi la possibilità di entrare sul mercato automobilistico, detenendo una quota rilevante alle spalle di colossi come Renault; il car sharing, quindi, può servire a far conoscere ed apprezzare le auto a zero emissioni.

Una dinamica simile vorrebbe ricreare in Cina la società automobilistica Kandi Technologies, che è in procinto di lanciare nella città di Hangzhou un programma da oltre 6mila veicoli elettrici: anche qui, la speranza è quella di suscitare interesse verso queste auto, avvicinandovi migliaia di utenti.

Numeri simili sono quelli che di nuovo Autolib’ intende portare a Londra ed Indianapolis: in quest’ultima realtà, dove il servizio partirà con “soli” 500 EVS e si chiamerà BlueIndy, Bolloré spera molto per aggredire un mercato in crescita come quello statunitense.

La forza dei programmi di car sharing come questi sta nella formula, rinnovata rispetto ai tradizionali autonoleggi urbani: si paga un’abbonamento, come sempre, ma si hanno delle facilitazioni come l’esenzione a dover riconsegnare il veicolo dove lo si era prelevato ed il doverlo ricaricare, operazione implicita nel parcheggio.

Inoltre, Autolib’ ha centrato una delle questioni fondamentali della mobilità elettrica noleggiando i propri sistemi di ricarica a chi fa uso di auto con la spina. In questo modo, il privato che noleggia abitualmente l’EV può ricaricarlo anche a casa, con notevole risparmio di fatica.

Sperando di ripetere il successo di Parigi sia ad Indianapolis che a Londra, l’obiettivo di Autolib’ è estendersi nelle città americane e britanniche: riuscirá il car sharing a portare milioni a guidare un’auto elettrica?

 

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: MotleyFool

 

 

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