V2B: quante Nissan Leaf ci vogliono per alimentare un edificio?

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Nissan Leaf V2B
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Nissan Leaf V2B
Nissan Leaf V2B

La risposta esatta è sei. Con l’energia contenuta nelle batterie di sei Nissan Leaf elettriche si può dare corrente ad un intero palazzo: l’immagine è d’effetto ma non si tratta che dell’ennesima dimostrazione pratica del Vehicle-to-Building (“dal veicolo all’edificio”), V2B per gli amici.

Nissan, che non perde occasione per dare risalto alle potenzialità delle auto elettriche (la sua Leaf è la più venduta al mondo con oltre 87mila unità dal 2011 ad oggi) ha portato a termine un’altra fase di test sull’integrazione di questi veicoli con la gestione energetica degli edifici.

Sei Nissan Leaf, lasciate collegate alla corrente nei parcheggi di un palazzo di uffici hanno svolto il ruolo di riserva di energia per la costruzione. Il principio è semplice: le auto elettriche dispongono di pacchi batterie con capacità tali (24 kWh nel caso della Leaf) da renderle dei magazzini ambulanti di corrente elettrica, il che le rende ideali per sopperire a quei momenti nei quali la richiesta di elettricità alla rete raggiunge dei picchi.

Poiché ciò avviene normalmente nelle fasce orarie diurne (le più costose) nelle quali si concentrano le attività lavorative, le auto elettriche lasciate ferme possono cedere la loro energia agli edifici cui sono allacciate. In questo modo si evita di sovraccaricare la rete ma anche di spendere eccessivamente: i test giapponesi hanno dimostrato che prendendo parte dell’elettricità dalle auto invece che dalla rete urbana ha portato all’edificio-tester una riduzione del consumo nelle ore di punta del 2.5%, con un risparmio conseguente di 500mila Yen all’anno (in base al costo a consumo nella città di Tokyo).

Il sistema, che è un’estensione del più particolare “LEAF to home” sviluppato da Nissan e che si ascrive sempre alla famiglia del V2B, è programmato per ricaricare la batteria delle autovetture elettriche in tempo per la fine dell’orario di lavoro: nessuno, insomma, si troverà l’auto “vampirizzata” della preziosa energia.

Lo scopo di questi progetti, comuni a molte Case automobilistiche, è di spingere a comprendere l’importanza che le auto elettriche possono avere nell’economia individuale e generale, offrendo esse qualcosa che va ben oltre l’essere dei mezzi di trasporto. In secondo luogo puntano a far adottare un preciso “stile di ricarica”, facendo preferire la ricarica notturna (le reti sono meno sotto stress e l’elettricità costa meno) e, magari, da fonti rinnovabili.

Il V2B, assieme all’omologo V2G, ossia Vehicle to Grid, versione che fa dialogare le auto direttamente con la rete di distribuzione elettrica, sostanzialmente con gli stessi obiettivi (aiutare l’una a non sovraccaricarsi e gestire le ricariche delle altre), sono sotto la lente di enti governativi di primissimo livello in tutto il mondo. L’esercito degli Stati Uniti sta già da un anno testando lo scambio di energia fra veicoli ed edifici, con il caso in particolare della base di Fort Carson, già in grado di “staccarsi” dalla rete urbana appoggiandosi sui camion elettrici di cui dispone.

Si tratta, come la versione domestica proposta da Honda, per citarne una, di uno degli aspetti da sottovalutare meno della mobilità elettrica, in quanto foriero di interessi comuni fra le grandi società di gestione energetica, l’industria dell’auto e le amministrazioni pubbliche.

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: Nissan

 

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