Auto elettriche e azioni in Borsa, speculazioni senza frontiere

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BMW i3
BMW i3 - photo credit: Autoviva.com via photopin cc
BMW i3
BMW i3 – photo credit: Autoviva.com via photopin cc

L’auto elettrica sarà anche il futuro ma nel presente deve fare i conti con una serie di mulini a vento da sconfiggere: uno di questi sono le continue correlazioni, più o meno sensate, con l’andamento delle azioni in Borsa dei rispettivi produttori.

L’ultima teoria riguarda BMW, che dopo il lancio della sua prima auto elettrica, la i3, ha visto calare i suoi titoli azionari. In questo caso – ma il discorso è stato proposto in maniera simile da altri anche per l’americana Tesla Motors – la negatività in Borsa deriverebbe dai ridotti introiti dell’azienda, costretta a fare fronte agli investimenti in ricerca e sviluppo per l’auto elettrica, e dalla non del tutto convinta percezione delle zero emissioni da parte dell’audience, in questo caso tedesca.

Alcuni blog statunitensi hanno ripreso quanto detto in un’intervista su Bloomberg Television nella quale Arndt Ellinghorst, capo delle ricerche automotive per la compagnia di brocker International Strategy & Investments (ISI), sostiene non tanto che la scommessa di BMW sull’elettrico sia errata, quanto che nell’immediato sia la causa evidente dell’andamento in Borsa.

Tuttavia, pensare che gli investimenti in ricerca e sviluppo possano essere considerati solo in termini di mancati introiti sembra un po’ strumentale e, in questa fase di lancio della mobilità alternativa, eccessivamente ricorrente nella correlazione “auto elettriche e azioni in Borsa”.

Inoltre, come poi dice lo stesso Ellinghorst, BMW sta agendo d’anticipo ma sulla strada corretta: tutti i marchi delle quattro ruote dovranno ricorrere all’elettrificazione delle gamme di veicoli perché non c’è altro modo di rientrare nei limiti emissivi programmati dall’Unione Europea.

Certo, produrre auto elettriche vuole dire cambiare materiali e metodi progettazione e costruzione ma che ripagherà sul medio-lungo termine è pressoché certo, non fosse altro per le imposizioni di legge.

Che i Tedeschi siano, come gli Italiani, affezionati ai vecchi motori a combustione, questo è un dato di fatto ma è molto difficile legare con assoluta certezza l’introduzione di auto elettriche e azioni in Borsa calanti.

L’andamento dei titoli azionari è soggetto ad una serie intricatissima di variabili e i nessi difficilmente sono tanto semplici ed espliciti: con questo non vuol dire che Ellinghorst sbagli, forse è però lecito dubitare che si tratti dell’unico motivo da porre in risalto.

Nell’intervista viene detta anche un’altra cosa interessante dal punto di vista europeo, ossia che l’industria di casa nostra potrebbe addirittura essere avvantaggiata nella costruzione di auto elettriche per via della enorme competenza nello sviluppo automotive.

A patto, e BMW in parte l’ha già fatto, che i produttori cambino mentalità, riferendosi probabilmente ad una maggior sostenibilità dell’intero processo. Parlare, poi, di timori per la perdita di figure lavorative che decadrebbero perché non necessarie sulle auto elettriche trovo che corrisponda sempre a questo metodo monolaterale di guardare all’auto elettrica: sì, non ha un sacco di componenti ma ne contiene molti altri del tutto nuovi e spinge lo sviluppo di altri settori della green economy. Non si tratta sempre di posti di lavoro?

 

 

Andrea Lombardo

Fonte: AutoblogGreen

 

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