Il primo ministro cinese promuove l’auto elettrica: i politici diano il buon esempio

2
640
Li Keqiang - photo credit: World Economic Forum via photopin cc
Li Keqiang - photo credit: World Economic Forum via photopin cc
Li Keqiang – photo credit: World Economic Forum via photopin cc

Li Keqiang, premier della Repubblica Popolare Cinese, è stato quanto mai esplicito: il governo dovrebbe essere il primo ad usare veicoli elettrici, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria delle zone critiche del Paese.

“Contribuendo” anche se non “risolvendo”, si potrà osservare notando il legame apparentemente indissolubile fra la produzione di energia elettrica in Cina e le centrali a carbone, ma è già qualcosa.

La Cina detiene in quanto a smog alcuni primati negativi, come la seconda città più inquinata al mondo (Pechino), ed ha visto attecchire decisamente meno di quanto previsto gli incentivi nei confronti della mobilità elettrica.

Mentre l’industria dell’auto cinese, autonomamente (vedi BYD) o in accordo con marchi stranieri, si è rivolta alla produzione di auto elettriche, i Cinesi non si sono fatti attirare dai 60,000 yuan (9,900 dollari) per l’acquisto di un veicolo elettrico a batteria.

Attualmente infatti i veicoli elettrici nel Paese viaggiano nell’ordine di grandezza delle 40mila unità (dato di marzo 2013), l’80% delle quali impegnate nel trasporto pubblico: niente in confronto ai 18 milioni di veicoli venduti solo nell’arco dell’ultimo anno e troppo al di sotto del target di 500,000 EV che il governo centrale voleva portare su strada entro il 2015.

Proprio il governo, secondo il premier Li Keqiang, deve iniziare a fare la sua parte come ha affermato durante una visita ad uno stabilimento BYD, maggiore produttore di auto e pullman elettrici della Cina.

Le parole del primo ministro sono state riportate anche sul sito del governo centrale cinese, quasi a voler rimarcare un cambio di rotta nei confronti di certe politiche indulgenti verso uno stile di vita anti-ecologico di alcuni dirigenti del partito comunista.

I veicoli alimentati da nuove energie, specialmente i bus, possono aiutarci a migliorare la situazione dell’inquinamento atmosferico ed acustico delle nostre città; tutti dovrebbero usarli. Il governo stesso dovrebbe avere un ruolo esemplare. Per affrontare la crescita dell’inquinamento ambientale, dobbiamo affrontare questi problemi”.

Su quel “tutti dovrebbero usarli” si sofferma l’attenzione di molti, che leggono un messaggio interno accumunabile alla scelta di obbligare gli ufficiali di partito a servirsi di auto cinesi invece che di più costosi modelli stranieri.

La Cina non deve però solo combattere il fascino delle auto occidentali, che per altro promettono di arrivare in massa anche nelle loro versioni elettriche.

Perché nelle strade di Pechino, Shanghai o Tianjin, le più afflitte dallo smog, possa circolare anche solo uno dei 5 milioni di veicoli elettrici che lo Stato vorrebbe raggiungere nel 2020, occorre che il Paese si doti di una rete di ricarica rapida entro breve tempo.

È proprio l’assenza di punti di rifornimento che azzoppa la politica cinese sull’auto elettrica, sostiene il Climate Group che, dalla Gran Bretagna, fa sapere per voce del direttore Changhua Wu come effettivamente un impegno del governo centrale possa far cambiare le cose ma solo se l’infrastruttura sarà sviluppata.

A tal proposito alcuni gruppi industriali (proprio BYD) si stanno muovendo autonomamente, attirando gruppi industriali dall’estero per la costruzione dei caricatori rapidi, un po’ come pensa di fare Tesla importando nel Paese il Supercharger Network.

I Cinesi, si sa, sono però orgogliosi e l’idea di una colonizzazione americana non gli va a genio: la prima mossa del nuovo corso è l’innalzamento degli incentivi pro auto elettrica fino a 17,000 dollari, anche se, probabilmente, nell’immediato il cammino degli EV orientali sarà ancora duro.

 

Andrea Lombardo

Fonte: Responding To Climate Change, Reuters

 

2 COMMENTS

  1. […] Com’è ovvio quando si parla di interessi forti, il motore di tutto non è quasi mai la coscienza ecologista: la Cina ha sì un forte problema di inquinamento atmosferico cui vuole trovare rimedio, date le pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini, ricchi o poveri che siano, ma al contempo non si dimentica di sviluppare nuovi settori industriali che possano trainarne l’economia. […]

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here